Vai a trovare un amico e trovi un tesoro!

Vai a trovare un amico e trovi un tesoro!

Ci ho sempre tenuto al territorio dove vivo io e se posso fare qualcosa di utile mi ci butto più che volentieri. Il mio spirito ecologista – poco coi piedi per terra a dire il vero – sognava che il campo che confinava con il mio condominio potesse rimanere tale all’infinito.

Ma così non è. Pertanto ai primi lavori di sminamento (vedi articolo precedente) avevo cercato di saperne di più parlando con gli operai.

Poi mi sono deciso di prendere appuntamento da Aurora Case Preziose di Reda – località poco distante da qui – per acquisire più informazioni possibili su quello che stavano costruendo.

Ho avuto un’accoglienza strepitosa che certamente non mi aspettavo. Molto affabili e soprattutto sensibili anche agli aspetti naturali dell’economia sostenibile.

Ho incontrato delle belle persone appassionate del loro lavoro!

Con il mio bagaglio di informazioni e le mie idee, poche e molto confuse, vado a trovare lo stesso giorno l’amico Michele Dotti, Direttore di EcoFuturo Festival, la prima fiera in Italia sulle energie rinnovabili e l’innovazione ecosostenibile.

Poco fuori Faenza, mi inerpico per una stradina collinare dove l’ultima casa in cima è proprio la sua. Mi dice che è oberato di lavoro ma che mi ascolta volentieri pur avendo poco tempo disponibile.

Dopo due ore (vedi l’amicizia cosa fa!) in un bel prato davanti alla sua casa costruita con i più alti concetti di bioarchitettura, mi lancia due chicche meravigliose.

Lo spunto viene da un’acuta osservazione di Stella Rava di Aurora Case Preziose nel colloquio della mattina: nel nuovo grande quartiere di “Via Cesarolo / Via Lesi / Via Fornarina”, il rischio è che non ci siano i servizi, le attività commerciali, ecc…

La domanda che ne consegue è: come rendere più vivibile quel quartiere senza che diventi solo un dormitorio?

Le idee che Michele lancia come sassi nello stagno sono di sfruttare un piccolo appezzamento di terreno per piazzarci l’orto bioattivo, in grado di rifornire di verdura freschissima tutto il quartiere e la pompa di calore ad alta temperatura, che può offrirci acqua calda per il riscaldamento a un prezzo estremamente conveniente.

I vantaggi di un orto bioattivo sono che produce 4 volte più di un orto normale e quindi che non c’è bisogno di tanto terreno; la possibilità di far crescere il nostro cibo con il massimo di vitamine, sali minerali, enzimi, antiossidanti e quindi ad alto contenuto nutrizionale.

I vantaggi della pompa di calore ad alta temperatura sono che le persone del quartiere comprerebbero energia a bassissimo costo in quanto vi è un’alta efficienza energetica.

Il valore immateriale dell’intera operazione sarebbe la migliore coesione sociale nel quartiere di nuova costituzione e uno scambio di relazioni permanente fra gli abitanti come succede con la disseminazione dei piccoli negozi e i mercati rionali.

Questo conseguirebbe sia con la compravendita di energia elettrica in una zona della città circoscritta, mettendosi in relazione gli uni con gli altri, soprattutto con l’orto bioattivo che avrebbe un costo irrisorio per la comunità.

I benefici per l’ambiente sarebbero poi incalcolabili, come per esempio nell’adozione della pompa di calore ad alta temperatura che estrae il calore da una risorsa naturale come l’acqua di falda, il terreno o l’aria e lo trasmettono all’impianto di riscaldamento.

Sappiamo inoltre che gli acquisti di case vanno sempre più nella direzione di un pubblico esigente che tiene al benessere psicofisico proprio e della propria famiglia, come si può vedere dalle richieste di case in periferia, con giardino attiguo…

Sono solo idee scaturite in una bella giornata di primavera, ma che certamente potrebbero fare parte di una visione della città non scontata dove l’urbanizzazione richieda al Comune di rimuovere quei recinti e gli steccati che immobilizzano il modo di agire, rifugiandosi nel così detto quieto e tranquillizzante: si è sempre fatto così!

Sarebbe poi un ribaltamento del paradigma che ci vuole consumatori passivi quando possiamo, sì consumare, ma con la consapevolezza di coloro che vogliono rendere migliori le proprie vite.

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