Alla corte di re Mida bellico. Lo scandalo della “transizione ecologica” a mano armata

Alla corte di re Mida bellico. Lo scandalo della “transizione ecologica” a mano armata

Quando Alex Langer, da presidente del gruppo dei Verdi al parlamento europeo, introdusse il concetto di conversione ecologica (vedi qui) mettendo in guardia dall’antico re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che tocca, diventato simbolo del nostro tempo come “vero patrono dei culti del progresso e dello sviluppo”, forse non poteva immaginare che un quarto di secolo dopo, nel nome della transizione ecologica il parlamento italiano, quasi unanimamente, avrebbe chiesto al governo di utilizzare parte delle risorse europee del piano di “ripresa e resilienza” in spese per armamenti, sacrificandole sull’altare dell’industria bellica. Novello re Mida bellico, che trasforma in spese militari risorse necessarie a far risorgere il Paese dallo schianto sociale della pandemia in corso.

Eppure Langer era stato chiaro nella sua visione lungimirante – “la conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile” – indicando la via di una necessaria trasformazione culturale, prima che politica, affinché ciò potesse determinarsi: “Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente”, adesso è necessario transitare ad “una concezione alternativa che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce)”.

Invece il governo Draghi, e la grande maggioranza politica che lo sostiene – immersi in una narrazione bellica della pandemia che ha già generato un uomo di punta dell’industria degli armamenti a capo del ministero della “transizione ecologica”, un generale con le stellette a commissario straordinario all’emergenza virus ed un capo della protezione civile (sic!) che invoca “norme di guerra” – pensano di usare una quota dei 220 miliardi di euro destinati al Recovery plan per recuperare ancora più potenza, velocità e forza al complesso militare-industriale. Ossia investire nell’agonismo estremo delle armi, sottraendo risorse alla resilienza civile e sociale.

Nelle Linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza licenziato dal parlamento si raccomanda infatti di “incrementare la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, anche in favore degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto”. Altro che “socialmente desiderabile”, qui siamo ad una sedicente “transizione ecologica” a mano armata, la cui prima violenza è all’intelligenza e alle sofferenze degli italiani.

Non solo una richiesta inaccettabile ma un vero e proprio scandalo, come ha tuonato papa Francesco il giorno di Pasqua: “La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo di oggi”. Eppure la società civile organizzata nella Rete Italiana Pace e Disarmo – ispirandosi anche alla lezione di Alex Langer – aveva avanzato dodici proposte civili (che al contrario dell’industria bellica non è mai stata chiamata ad illustrare alle commissioni parlamentari), tra le quali investire prioritariamente nel sistema sanitario pubblico universale, nella scuola, nella messa in sicurezza del territorio, nell’industria e nella produzione pulita, sostenibile, civile, nel lavoro stabile e sicuro, nell’economia disarmata, nella cooperazione e nella solidarietà interne e internazionali (vedi qui ) .

La next generation, la prossima generazione, di cui la politica si riempie quotidianamente la bocca, richiede un’autentica conversione ecologica dell’economia, che passa anche dalla riconversione sociale delle spese militari, dalla riconversione civile dell’industria bellica, da politiche attive di pace che generano dividendi di pace, necessari per la costruzione delle difese dalle vere minacce al presente ed al futuro di tutti: quelle ecologiche, pandemiche, sociali. Le risorse del Recovery plan avrebbero potuto rappresentare un’importante occasione in questa direzione, per una grande conversione ecologica e culturale, invece siamo genuflessi più che mai alla corte di re Mida bellico.

(vigna di Mauro Biani)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

Daniele Lugli di Daniele Lugli


Per le vie di Roma nel 1965 »

Incontrando persone, vivendo il presente

Giorgio Gatta di Giorgio Gatta


La pandemia e quel dolore inesauribile »

PASSI : dalla Sardegna e oltre...

Carlo Bellisai di Carlo Bellisai


Un filo scorre fra anarchia e nonviolenza »

Consigli di lettura

Enrico Pompeo di Enrico Pompeo


Consiglio di lettura n. 39 »

Politicamente scorretto

Mao Valpiana di Mao Valpiana


Giornalismo contro opinionismo »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

Mauro Presini di Mauro Presini


Bisogna vedere nella testa dell'altro »

Diritto di Critica

https://twitter.com/CanestriniLex

Nicola Canestrini di Nicola Canestrini


SLAPP, ceffoni (giudiziali) a chi osa criticare: quali rimedi? »

Specchio riflesso

Roberto Rossi di Roberto Rossi


La scuola come desiderio »

La domenica della nonviolenza

Peppe Sini di Peppe Sini


Sollevare un ginocchio di qualche centimetro »

"Nonviolenza: la via della Pace"

Enrico Peyretti di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Sforzi di Pace

Fabrizio Bettini di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »