Decreto Sicurezza. Per i minorenni cambia poco, ma…

Decreto Sicurezza. Per i minorenni cambia poco, ma…

Nel mio lavoro, tra le altre cose, mi occupo di tutori volontari. Su incarico del Comune e impulso della Regione, insieme a Daniele Lugli e in rete con diverse realtà, seguo la formazione e la supervisione di uomini e donne dai 25 anni in su, disponibili ad assumersi la responsabilità legale di ragazzi stranieri che arrivano soli nel nostro paese, pronti a vigilare sul rispetto dei loro diritti.

Una volta al mese ci vediamo, ci raccontiamo come stanno andando le tutele in corso, teniamo viva la formazione. Nel nostro piccolissimo proviamo a testimoniare alla città un’accoglienza possibile.

I tutori volontari sono molto diversi tra loro per età, professione, estrazione sociale e culturale. C’è l’insegnante o l’operatore sociosanitario che coi ragazzi ci sta da sempre e il genitore adottivo che “quando vedo gli sbarchi in televisione penso ai miei figli”, c’è il carabiniere e il militare che interpretano la divisa come servizio al cittadino e il bancario con il cuore grande, c’è l’avvocato che cerca nuove strade per la difesa dei diritti e il pensionato che ha fatto obiezione di coscienza tanti anni fa, quando il servizio durava 18 mesi, e tuttora se vede una falla si dà da fare a ripararla.

Una ventina in tutto, sono accomunati dalla volontà di mettersi a disposizione degli adolescenti più fragili a cui possiamo pensare. Per un giovane privo di riferimenti è un attimo ritrovarsi nelle maglie di qualche organizzazione illegale, se non schiettamente criminale. A tanti dei “nostri” sembra non accadere perché sono accolti in una comunità dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che per quanto perfettibile resta quanto di meglio ci siamo inventati in Italia per integrare davvero. SPRAR vuol dire lezioni di italiano, studio, lavoro, vita di comunità, conoscenza del territorio – e, non guasta, a Ferrara abbiamo la fortuna di una comunità che funziona, con un coordinatore competente appassionato e onesto, con operatori bravi.

I nostri tutori volontari tutti insieme compongono un gruppo bellissimo, Daniele e io ne siamo fieri. Siamo contenti che un paio d’anni fa abbiano voluto costituirsi nell’associazione “Tutori nel tempo”, che oltre a fare simpatia nell’acronimo (sì, l’ispirazione è proprio il gruppo TNT!) rappresenta la prima aggregazione di tutori volontari dell’Emilia Romagna. Essere insieme raddoppia l’entusiasmo e dimezza la sfiducia o il senso di impotenza quando la strada si fa più dura. Insieme progettano nuove iniziative e – ne parliamo nell’ultima riunione – condividono lo scoramento del dopo Decreto Sicurezza.

Ai loro pupilli ci tengono, succede così quando si crea una relazione importante, quando quello che per gli altri è un ingombro per te è Jeffrey, Mohamed, Samir, è la sua voce, il suo accento, lo sguardo sfrontato o timido, la famiglia che gli manca o quella a cui non vuole neppure pensare per quanto è stata sofferta. Se già l’avvicinarsi della maggiore età non faceva stare tranquilli i ragazzi e neppure noi, a pensarci adesso la vertigine ci assale. Per ognuno di loro il rischio di vedersi rifiutare la richiesta di asilo – e di non rientrare nella sparuta casistica per cui sussiste la protezione internazionale – è molto concreto e fiacca le energie con cui studiano per la terza media e (contemporaneamente) per diventare commesso, meccanico, cuoco, elettricista. Fiacca la speranza per ragazzi che cercavano qui una specie di futuro, dopo aver visto la morte da vicino nei loro viaggi, dopo il lavoro da schiavo e la prigione in Libia come tassa inevitabile (posso leggerlo, ma mi è difficile immaginarlo per davvero, che cos’è, la schiavitù, la prigione in Libia).

Per i minorenni accolti in SPRAR il Decreto Sicurezza al momento non cambia granché ma arrivano a 16-17 anni, insomma sul filo della maggiore età, e la voragine è dietro l’angolo. Sempre che lo SPRAR minori regga, perché l’adesione al Sistema è una scelta volontaria dei Comuni e non è detto che tutte le Amministrazioni mantengano l’impegno.

Penso a loro mentre in udienza penale al tribunale per i minorenni concorro a processare un cittadino africano per avere venduto merce contraffatta insieme a un maggiorenne. Nel suo caso le prove sono dubbie, perciò lo assolviamo, ma la sua storia, come tante altre analoghe, non si cancella in fretta.

Per i non addetti ai lavori forse è utile dire che il tribunale per i minorenni processa coloro che commettono reati tra i 14 e i 18 anni (meno un giorno) e celebra le udienze dibattimentali con un collegio composto da quattro giudici, due di carriera e due onorari (sempre un uomo e una donna, scelti per la loro formazione ed esperienza in materia di bambini, adolescenti, famiglie). Li processa secondo i canoni minorili anche se ormai divenuti maggiorenni, poiché il fatto è successo prima dei loro 18 anni, ed è per questo (e per i nostri ritardi) che davanti a noi siede ormai un adulto.

Era solo un ragazzo, ed era arrivato da poco in Italia senza l’appoggio di nessuno, quando ha conosciuto quel tale, maggiorenne, con le borse piene di occhiali da sole, borse e magliette con il marchio contraffatto, e tutti e due sono stati fermati dalla polizia. Lo guardiamo e proviamo ad immaginare che cosa è stata la sua vita. Nei processi minorili si parla anche di questo, con gli imputati.

Come vivi adesso?

Così.

Cioè, come?

Mah… Così.

Non dev’essere facile per lui approfondire. Come fa a spiegare la vita a questi quattro con la toga, mediamente accomodati sulle loro poltroncine girevoli?

A suo carico troviamo alcune segnalazioni di polizia, non sappiamo ancora se avranno un seguito, riguardano fatti come ce ne sono tanti nella carriera di un migrante. Questioni di documenti, false generalità al controllore del treno, roba da poco.

Oggi pomeriggio ho un colloquio di lavoro…

Balbetta, gli occhi lucidi di lacrime trattenute, ma non vuole neppure implorare. È in un vicolo cieco. Ha paura. Oltre a tutto il resto che già non si decide a svoltare per il verso giusto interveniamo noi a chiedergli conto di quando svariati anni fa ha conosciuto un tale che vendeva merce contraffatta, si gioca fette di futuro per un cappellino firmato finto.

Quando dopo la camera di consiglio rientriamo in aula e pronunciamo l’assoluzione chiede il permesso di avvicinarsi per stringerci la mano. Mentre gli auguro buona fortuna penso a Jeffrey, Mohamed, Samir, poteva essere uno di loro ma, credo, non ha avuto nessuno Sprar, nessuna comunità accogliente e ha provato ad arrangiarsi come meglio poteva. Ha continuato a rigare dritto ma si è messo in fila tra gli ultimi. Prevedo ondate di ragazzi come lui, irregolari per forza, ad affollare i nostri giardini pubblici, le nostre stazioni. A pensarli così a far niente, un letto e uno spazzolino da denti come unico strumento di accoglienza, non riesco a percepire un senso di sicurezza, né per loro di tanti mondi né per noi autoctoni. Non mi rasserena né mi rende fiera. In compenso ruberanno, spacceranno, aggrediranno molto più facilmente, e il coro scuoterà la testa e si fregherà le mani soddisfatto: “Hai visto, è proprio vero, sono tutti delinquenti. Bisogna solo cacciarli via!”.

 

L’AIMMF, associazione nazionale di giudici minori e della famiglia, ha dedicato ai MSNA un convegno nazionale recente, ma pre-decreto. Ancora attuale per molti aspetti, può essere ascoltato qui.

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