• 28 Giugno 2022 16:57

Difesa da che, difesa da chi, difesa come?

DiDaniele Lugli

Set 20, 2021

C’è una guerra mondiale combattuta a pezzi con migliaia di minacciose testate atomiche, in varie inaffidabili mani. Cresce la povertà e con lei la morte, per fame o malattie non curate. Lo si è visto bene anche nella pandemia tuttora in corso. Masse imponenti di persone cercano di fuggire dagli sconvolgimenti climatici, dalle guerre, dalla miseria. Sono viste come un pericolo, dal quale difendersi, da parte dei Paesi più fortunati. Si sente frequentemente parlare di una difesa comune a livello europeo. Un primo passo sarebbe la “Expedition force”: almeno seimila uomini pronti all’intervento con Quartier Generale a Bruxelles. Dell’esercito europeo ho fatto cenno in un precedente intervento. È una prospettiva che ha senso solo in presenza di una vera autorità sovranazionale. Credo lo sappiano tutti, ma non traggano le dovute conseguenze. Il Manifesto di Ventotene ha ottant’anni e li porta benissimo.

Un giovane ferrarese, obiettore di coscienza, seguace di Capitini, federalista fin dalla prima circolazione di quel Manifesto, collabora in Svizzera, dove si rifugia alla fine del’43, con Rossi e Spinelli. Al suo Partito (il socialista) nel ’48 propone l’Europa. La mozione di Silvano Balboni comincia così: “Libertà e socialismo saranno cose vitali e benefiche se avranno come premessa la federazione europea, cioè un ordinamento politico che garantisca la pace e la giustizia internazionale. Se si riusciranno a creare le strutture fondamentali della federazione (che comporta la creazione di un governo sovranazionale eletto direttamente dai singoli cittadini dei paesi federati, e direttamente responsabile verso di loro) la via sarà spianata per la realizzazione di tutti i fini della nostra civiltà. Se non ci si preoccuperà che dei problemi interni l’indipendenza nazionale si convertirà in boria nazionalista; la libertà politica sparirà soffocata dal militarismo; la struttura socialista sarà un mezzo per far sgobbare più diligentemente il popolo in vista della guerra totale. Instaurare la federazione è compito assolutamente preliminare”. Ha idee chiare e buone. Muore mesi dopo, a 26 anni.

Una federazione democratica europea, da cominciare con chi ci sta, può dare l’esempio nell’affrontare la prima minaccia rappresentata dalla crescente inabitabilità del pianeta. Intanto supererebbe la meschina visione degli Stati. Si vogliono sovrani e non lo sono. La federazione avrebbe una forza maggiore nel porre i necessari limiti e vincoli ai poteri selvaggi, come dice Ferrajoli, dei mercati globali. Neppure la federazione potrebbe porre fine alla devastazione della natura e garantire, con la pace, i beni vitali e i diritti fondamentali. Potrebbe però costituire un buon esempio per le popolazioni e i governi extra europei. Lo sappiamo tutti che il disastro ecologico nel quale siamo immersi e che sta precipitando, è dovuto ai nostri comportamenti. I governanti delle grandi potenze e gli attori principali dell’economia mondiale lo sanno benissimo, meglio di noi. Ma condividere il potere, rinunciare ai privilegi più iniqui è difficile. Come Luigi XV pensano après moi le déluge! Confidano, forse, nella saldezza dell’arca privilegiata sulla quale si sentono imbarcati. Si sbagliano.

Da qualche parte bisogna pur cominciare. E la difesa non comincia certo dall’esercito, né a questo si riduce. L’UE, prima dell’Expedition force, dovrebbe istituire i “Corpi civili di Pace”, proposti da Alex Langer, approvati dal Parlamento europeo nel maggio del ’95 e ribaditi con una Risoluzione del 2001. Ci sono studi di fattibilità del 2004 e 2005 alla Commissione europea. La Presidente Ursula von Der Leyen, entusiasta dell’Expedition force, ne avrebbe il dovere. Ci sono battaglie politiche e civili nelle quali il popolo europeo può dare l’esempio, costituendo intanto la propria unità federale e democratica. Può essere esempio al mondo per obiettivi e modalità operative: difesa dell’ambiente; disarmo, a cominciare da quello nucleare; diritto alla sopravvivenza, negato ai migranti; diritto alla salute; lotta alla povertà e non ai poveri. Mi piace pensare che l’azione per l’unità europea sia ripresa di un processo di affermazione del diritto e dei diritti di tutti, come è parso essere nei primi, migliori, momenti del dopo guerra. Insomma che la Federazione sia l’avvio di una Federazione mondiale. Luigi Ferrajoli ha stilato una bozza di Costituzione della terra e ne ha scritto una possibile introduzione. La riporto:

Noi, abitanti della Terra, che nel corso delle ultime generazioni abbiamo accumulato armi micidiali in grado di distruggere più volte l’umanità, abbiamo devastato l’ambiente naturale e messo in pericolo, con le nostre attività produttive, l’abitabilità del nostro pianeta;

consapevoli della catastrofe ecologica che incombe sulla Terra, del nesso che lega la sopravvivenza dell’umanità e la salvaguardia del pianeta e del rischio che, per la prima volta nella storia, il genere umano, a causa delle nostre aggressioni alla natura, possa avviarsi all’estinzione;

decisi a salvare la Terra e le generazioni future dai flagelli dello sviluppo insostenibile, delle guerre, dei dispotismi, della crescita della povertà e della fame, che hanno già provocato devastazioni irreversibili al nostro ambiente naturale, milioni di morti ogni anno, lesioni gravissime della dignità delle persone e un’infinità di indicibili privazioni e sofferenze;

decisi a vivere insieme, nessuno escluso, in pace, senza armi mortali, senza fame e senza muri ostili, a garantire un futuro alla specie umana e alle altre specie viventi, a realizzare l’uguaglianza nei diritti fondamentali e la solidarietà tra tutti gli esseri umani e ad assicurare loro le garanzie della vita, della dignità, delle libertà, della salute, dell’istruzione e dei minimi vitali,

promuoviamo un processo costituente della Federazione della Terra, aperto all’adesione di tutti gli Stati esistenti e finalizzato alla stipulazione di questo patto di convivenza pacifica e di solidarietà.

Un link per saperne di più

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.