Fare a meno delle spire del dominio creando un progetto costruttivo

Fare a meno delle spire del dominio creando un progetto costruttivo

Il Coronavirus Covid 19, o comunque lo si voglia chiamare, non è il primo virus ad essersi diffuso nel mondo globalizzato dell’inizio del terzo millennio, ma è sicuramente il primo ad aver investito tutti i continenti in maniera capillare, tanto da poterlo nominare come primo virus globale, con tanto di corona.

Qualcuno dice che sia stato fabbricato, qualcuno perfino che sia un’invenzione mediatica. Non credo molto alle congetture sofisticate, ma penso senz’altro che sia il frutto di quanto abbiamo seminato. Ma quel che è basilare mettere in evidenza è che, al di là della diffusione dell’infezione e delle molteplici vittime, dell’aumento della disoccupazione e della povertà che ne sta conseguendo, questo virus è di sicuro un buon cavallo di Troia per quanti vorrebbero ridurre le relazioni umane a pochi clic su una tastiera. Il progetto era già in atto da tempo, con gli impulsi alla digitalizzazione in tutti i contesti, dal lavoro alla salute, alla vita quotidiana. Ora la  tecnologia degli schermi e gli enormi interessi economici che le ruotano attorno, ha trovato il suo alibi perfetto: il virus sulla scena del delitto. Quindi Scienza e Tecnologia sono innocenti, anzi solo loro potranno salvarci: ogni disastro causato dai nostri errori potrà essere riparato da nuove invenzioni. Dobbiamo affidarci a loro con una benda sugli occhi. Qualcuno sussurra che in realtà quella benda sia un brulicare di luci sui nostri occhiali assuefatti.

La prospettiva di una società sempre più chiusa dietro l’ipnosi degli schermi, in una sorta di lockdown perpetuo, di una società che regola i suoi conti con i robot-killer, in cui le bombe valgono più degli ospedali e delle scuole, una società nelle mani di pochi potenti predatori che risucchiano tutte le risorse per le loro tasche, una società in cui stiamo perdendo definitivamente il nostro equilibrio nella natura, è un incubo che sta divenendo realtà.

L’unica ribellione possibile e auspicabile è oggi quella di non farsi adescare, di rifiutare, di fare a meno, di fare scelte. Strategia rivoluzionaria ed etica: uscire fuori dalle spire del dominio del mercato globale e dal potere occulto delle tecnologie e tecno-biologie asservite alla logica predatoria delle risorse del pianeta. Strategia nonviolenta, che non cade nella trappola dell’odio, per consegnarsi poi nelle mani dei più armati, o per armarsi a tal punto da far strage e diventare così violenti da conquistare lo stesso trono lasciato libero dal nemico. Strategia positiva, che si propone di vivere meglio da subito, attraverso i modi in cui viviamo la vita quotidiana, dalle scelte sul cibo, l’acqua, l’energia, i rifiuti. Strategia creativa, che cerca i sentieri per sottrarsi all’economia dominante, alle sue enormi sperequazioni, ai suoi soprusi e provare a formare un’alternativa dal basso, etica, egualitaria, solidale.

Ribellarsi alle ingiuste imposizioni è una virtù di pochi, ma che dovrebbe divenire contagiosa, tuttavia di per sé non basta a mettere del tutto in luce l’immaginario, il sogno che sta dietro al rifiuto, alla non-collaborazione. Quel che risulta essenziale è creare un progetto costruttivo, perché si cambia solo se a cambiare si è pronti e si sono create strutture sociali orizzontali e partecipate, in grado di essere preparate a sostituire, o affiancare lo Stato, la Regione o il Municipio, nei servizi essenziali e da subito in modo partecipato. Oggi è questo progetto costruttivo, di cui parla anche G. Sharp e tanto caro al compianto maestro di Nonviolenza Alberto Labate, che manca.

Il progetto può essere scelto solo alla base di un sogno comune, quello di un equilibrio fra specie umana e pianeta Terra e di un equilibrio sociale fra noi umani. Sappiamo che non si potrà dare nelle mani degli scienziati, degli economisti e dei politici, perché la Terra è la casa di tutti e tutti, o almeno tantissimi, dovranno partecipare. Ma come convincere un popolo di sudditi,  a partecipare alla democrazia, letteralmente il potere del popolo? Come farlo quando tanti altri stimoli, forti e preponderanti, dalla pubblicità, ai giochi, alle mode,  sempre più via Internet, li portano altrove?

Non ho soluzioni, ma penso che da nonviolenti valga fare una riflessione su questi temi.

Carlo Bellisai

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