Mafie: tante vie per capire

Mafie: tante vie per capire

Certe volte alcune aree della nostra vita, apparentemente separate, si incontrano inaspettatamente e ti fanno riflettere.

Lavoro in servizi di salute mentale occupandomi di percorsi di inserimento socio-lavorativo di persone con disagio psichico.

Gianni è uno di quei pazienti che non riconosce la sua “malattia” e pertanto si è sempre rifiutato di assumere ogni tipo di terapia farmacologica. Le sue visite al Centro di Salute Mentale sono quindi soltanto una modalità per incontrarci come amici. La famiglia non riesce o non vuole convincersi dell’importanza di ciò che il medico afferma essere fondamentale per aiutare Gianni nel suo rapporto con la realtà. Conosco Gianni da circa 15 anni e ascoltare i suoi discorsi mi diverte quando non mi preoccupa: storie di servizi segreti, milioni di euro ereditati, amicizie con i più importanti industriali, centinaia di palazzi a cui dover tener testa. Questa fiorente ideazione lo ha portato più volte ad imbattersi con le forze dell’ordine e a compiere atti riconosciuti via via come “reati” piuttosto che comportamenti stravaganti. Ma quando la parte offesa non ritira la denuncia, anche dopo aver saputo, che l’autore del reato è una persona affetta da una malattia mentale, succedeva, fino a qualche anno fa, che ti ritrovavi internato presso un Ospedale Psichiatrico Giudiziario.

Fu così che Gianni, dopo regolare processo,  trascorse più di un anno al Manicomio di Barcellona Pozzo di Gotto. Quell’arresto, lungi dall’essere vissuto come un fatto inspiegabile, viene inserito da Gianni nella rappresentazione della sua vita, nella narrazione psicotica di guerre e complotti dei quali parlerebbe per ore. L’arresto e l’internamento in Manicomio giudiziario viene accettato da Gianni con remissione e compostezza. Durante qualche permesso ci viene a trovare in Ufficio con l’affetto e la simpatia di sempre. È un po’ ingrassato, segno forse che ha iniziato, suo malgrado, ad assumere psicofarmaci.

Nel corso della presa in carico vien fuori un particolare non da poco: un fratello di Gianni viene arrestato: è accusato di essere il factotum di un importante boss mafioso. Pezzo dopo pezzo, la storia di Gianni comincia a svelarsi a noi come non del tutto inventata e inverosimile. Gli operatori che lo vanno a visitare a casa, scoprono che la foto – quella di cui Gianni ci aveva parlato tante volte – tra i nostri  sguardi compassionevoli – quella foto a fianco di un famosissimo calciatore che stappa lo spumante dopo una finale di Coppa Uefa esiste davvero e Gianni la tiene, orgoglioso, appesa al capezzale del suo letto! La ricchezza, i palazzi,  le piscine, le “fotocopie di cadaveri” su cui tante volte ci ha intrattenuto sono forse tanti frantumi di verità collocati disordinatamente in un delirio.

Gianni è capace di una simpatia accattivante e affettuosa. Se gli attribuisci il ruolo di Direttore di qualche cosa è a suo agio. È abbastanza abile con internet e cellulari, motori, meccanica… Oggi lo abbiamo rivisto dopo un po’ di tempo: sarà un’altra cooperativa a occuparsene. Dobbiamo allora ri-narrare a noi e ai nuovi operatori la storia di Gianni, mettere in guardia da possibili pericoli di troppo frequenti contatti con soggetti dell’area penale in carico alla stessa cooperativa. Tra le tante domande che riemergono con i colleghi ce n’è una che mi torna in mente. È possibile che Gianni abbia creato nella sua mente un mondo fantastico, grandioso e potente come quello di cui ha fatto parte il fratello? Un mondo al quale da ragazzino ha voluto forse sottrarsi o nel quale non poté mai entrare a causa della sua fragilità psichica?  Non avremo forse mai una risposta a questo interrogativo. Quel che è certo è che la mafia si insinua in vari modi nella mente di chi ne fa parte, direttamente o per contiguità familiare e di contesto.

Il primo pentito di mafia si chiamava Leonardo Vitale. La sua storia è narrata nel film L’uomo di Vetro di Stefano Incerti.  Nel 1973, a seguito di una crisi religiosa Leonardo Vitale confessò gli omicidi commessi rivelando tanti nomi e particolari di Cosa Nostra, comprese le modalità del rito di iniziazione. Quasi tutti i nomi e le circostanze furono confermate da Buscetta a da altri pentiti molti anni dopo. Leonardo Vitale fu dichiarato infermo di mente e trascorse anche lui parecchi anni a Barcellona Pozzo di Gotto. Dimesso dal manicomio fu ucciso nella Piazza Cappuccini di Palermo mentre era in compagnia della madre.

Una persona che vive all’interno di un mondo mafioso non può far trasparire nulla di quel mondo  all’esterno. Le storie di Gianni e di Leonardo Vitale non sono paragonabili se non per il fatto che sono due eccezioni a quella ferrea regola. Leonardo vive un travaglio a sfondo religioso che lo cattura più della stessa mafia: solo questo gli dà il coraggio di infrangere la norma dell’omertà. Gianni  vive un esperienza ugualmente coinvolgente di un mondo mentale al quale noi non riusciamo a credere, ma nel quale lui si muove con disinvoltura: anche questo mondo che pure ci sembra nel suo complesso inverosimile ci consegna frammenti di narrazione plausibili ma necessari di una decodifica e di una interpretazione. Anche per queste vie sono forse utili per penetrare un mondo che, per troppo tempo, si è tentato di annientare e reprimere, senza riflettere sul fatto che esso va, in primo, luogo compreso.

N.B. Il nome di Gianni e alcune circostanze dei fatti che lo riguardano sono stati da me cambiati per ovvi motivi di tutela della privacy, senza tuttavia alterare il senso di quanto narrato.

  1. Elena Buccoliero
    Elena Buccoliero 10 Ottobre 2019, 10:59

    Grazie Enzo di questa bella testimonianza.
    Elena

    Reply

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