Maledetta primavera

Maledetta primavera

Aprile è il mese più crudele, dice il poeta, ma neanche marzo e maggio scherzano, a quanto pare, almeno in Italia: voto, difficoltà di formare il Governo ed esito. Si preoccupa il Capo dello Stato che propone un governo di garanzia, neutrale, di servizio, transitorio.

Sapremo come sarebbe con un premier donna, di servizio naturalmente, una badante, insomma? La Repubblica, poco più che settantenne, ma piena di acciacchi, immemore delle sue origini, mostra di averne bisogno. Invece dal re di maggio, che precede la forma repubblicana, si passa al fatale Di Maio col suo sodale Salvini. Ne assocerebbero un altro. Nascerebbe così, mi si dice, la terza repubblica, detta anche 3.0, o triplozero: conferirebbe alla compagine velocità e tenuta alla cottura, come la farina triplozero alla pasta. E non con tre zeri al comando, come insinuano i soliti critici.

Per consolarmi penso ad altri maggi, anche più preoccupanti. Dal primo sono passati più di cento anni. Le sue giornate sono dichiarate radiose da un altro poeta. Ogni popolo ha i poeti che si merita. Il 4 maggio del 1915 l’Italia denuncia l’alleanza con Germania e Austria-Ungheria e venti giorni dopo entra in guerra. Nell’estate dell’anno prima la guerra comincia e l’Imperatore l’annuncia ai soldati triestini. Le maldobrie ci restituiscono l’evento. Savè co stò Szabò parlava no iera tanto fazile: lu parlava si per tedesco ma come che parlava per tedesco i magiari e Tominovich parlava si per tedesco ma come che podeva parlar per tedesco quei che gaveva fato scole a Lussin. Il colonnello Szabò legge in tedesco Fosche nubi, gravide di tempesta, si addensano minacciose nel nostro cielo già sereno, facendo paventare un oscuro domani. Miei militari, siate tuti pronti a ogni immediata esigenza. Era una frase difficile, capite, e Tominovich è diventato tutto rosso per lo sforzo e ha spiegato più in breve: Uomini, qua l’Imperatore dice che domani pioverà, e che domani tutti, ma proprio tutti, si dovranno mettere l’incerata da piova! Sappiamo poi come è andata.

Un altro maggio precede l’entrata in guerra, mondiale anche lei, dell’Italia. È il 1940. Si tengono gli ultimi Littoriali Nazionali della Cultura e dell’Arte, a Bologna dal 25 aprile al 6 maggio. Nella casa di Ragghianti ci sono, negli stessi giorni, gli anti-littoriali. È un’occasione offerta da Capitini e dagli amici antifascisti ai giovani migliori, che avevano creduto o credevano nel fascismo, per smascherarne gli inganni e offrire un’alternativa culturale, etica, politica. A Ferrara, e non solo, sono di nuovo giornate radiose. Protagonisti, apprezzati, gli studenti. Buona, anche allora, la scuola. Il 15 maggio gli studenti ferraresi, con a capo il Provveditore, i capi d’istituto e moltissimi insegnanti, manifestano il loro sdegno per il blocco anglo-francese ed il loro attaccamento al Duce. Parla il Provveditore da una finestra del Provveditorato di via Savonarola e il federale Lino Balbo dalla casa del Fascio. L’imponente manifestazione studentesca è un modello d’ordine. Il 10 giugno è l’entrata in guerra. Ho bisogno soltanto di qualche migliaio di morti – dice Mussolini – per potermi sedere da ex-belligerante al tavolo delle trattative. Sappiamo poi come è andata.

Non sappiamo come andrà questa volta. La domanda che mi pongo è se dobbiamo preoccuparci noi, oltre ai mercati, all’Europa, a quelli che della politica hanno fatto un mestiere, non molto onorevole, come spesso accade per i mestieri ben remunerati. Sta arrivando la bufera, sta arrivando il temporale, cantati da Rascel in anni lontani? La canzone è scritta nel ’39, dopo un colloquio con Italo Balbo, che esclude l’entrata in guerra dell’Italia. A quali segnali dobbiamo prestare attenzione, visto che dei politologi c’è poco da fidarsi. Meglio di noi poteva orientarsi l’abate, nel mare tempestoso, che ascolta preoccupato le imprecazioni dei marinai come, sempre ne Le maldobrie, si racconta. El Comandante Petranich che rassicura Aloisio Stanislaus, Abate Mitrato di Cracovia, ospite sulla sua nave in mezzo al mare in una burrascosa tempesta: “No si preocupi Ecelenza perché fora in coverta xe tuti i marineri che biastemia e fin che i biastemia, Ecelenza, non è periculo. Periculo è quando che i marineri scominiza a pregar!” E così l’abate ogni tanto chiede che fanno i marinai ed è rassicurato: Biastemano!” “Sia ringraziato il Signore”. Non so indicare segni altrettanto certi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

Daniele Lugli di Daniele Lugli


Non ci sono più i giovani di una volta »

La domenica della nonviolenza

Peppe Sini di Peppe Sini


Del diritto d'insurrezione, e del dovere. »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

Mauro Presini di Mauro Presini


Dialogo fra due panchine »

"Nonviolenza: la via della Pace"

Enrico Peyretti di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Sforzi di Pace

Fabrizio Bettini di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »

Diritto di Critica

https://twitter.com/CanestriniLex

Nicola Canestrini di Nicola Canestrini


Tortura di stato »