Microbiografie/9 – Mario, Giuliano, Massimo.

Microbiografie/9 – Mario, Giuliano, Massimo.

Salutata mia figlia che entra a scuola, riparto. Anzi: ripartirei.

Perché una signora si è piantata con la macchina in mezzo alla strada per rispondere a un whatsapp che non dubito essere urgente e importantissimo.
C’è però da dire che al mattino, più che a un mite pedagogista di provincia, assomiglio a un hooligan scozzese, perciò con un paio di colpi di clacson la viabilità si ristabilisce subito.

Andando al lavoro, non posso non riflettere sulla nozione di “diritto soggettivo”, una delle idee più bistrattate (ma sono in tante ad aver subito questa sorte!) di questi anni.

In termini di diritto (lo dico un po’ alla buona) il “diritto soggettivo” è la facoltà che il diritto oggettivo attribuisce all’individuo di esigere qualcosa.
In termini di come-vanno-le-cose-oggi il “diritto soggettivo” si esprime nella formula “siccome lo voglio è un mio diritto”.
Ognuno veda se gli vengono in mente casi concreti.

Penso a Mario, Giuliano e Massimo.
Mario ha ucciso un uomo che era entrato di notte nella sua trattoria per rubare.
Giuliano ha avuto un tumore al fegato. Sembra guarito. Vorrebbe tornare al lavoro, ma scopre di essere stato licenziato.
Massimo ha avuto un intervento al cuore. Sta meglio. Vorrebbe tornare al lavoro, ma scopre di essere stato licenziato.
Tutti tre passeranno il resto della vita a fare i conti con ciò che sta capitando loro in questi giorni.

Per Mario noti politici si sono stracciati le vesti e hanno stigmatizzato e strattonato il Parlamento che non riesce a legiferare su un diritto necessario e non procrastinabile come la legittima difesa.

Per Giuliano e Massimo qualcuno – qui e là – ha fatto notare che si poteva essere un po’ più gentili, con loro. La nozione di diritti dei lavoratori non ha fatto nemmeno capolino.

Non so. A me spiace che la nozione di diritto soggettivo sia stata tanto bistrattata.

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