#Israele: Lettera a qualcuno a cui hai voluto bene

#Israele: Lettera a qualcuno a cui hai voluto bene

Chi, da nonviolento, cerca di operare nel conflitto israelo-palestinese sa che spesso alla frontiera deve mentire. Se poi le autorità di frontiera scoprono che sei un attivista vieni trattato come un criminale e ti viene negato l’accesso.

Bisogna mentire anche se non si fa nulla di illegale e nulla contrario al diritto internazionale. Gli internazionali, attivisti, volontari nei territori palestinesi sono un occhio che racconta, che testimonia le ingiustizie che uno stato occupante opera ai danni della popolazione di un territorio occupato. Siamo anche una risorsa per chi, scegliendo la nonviolenza, cerca di ribadire i propri diritti di fronte agli occupanti. Quando facciamo questo, al nostro fianco ci sono sempre attivisti israeliani che hanno capito che l’ingiustizia che il loro stato compie in nome della sicurezza va a minare quella sicurezza che tutti i palestinesi e israeliani vogliono.

La violenza, da entrambe le parti, non porterà mai alla Pace, l’ingiustizia è una fabbrica di estremismi! Ieri, ad un amico, è stato negato l’ingresso in Israele, temono possa essere una minaccia per la sicurezza. Quest’amico è solo l’ultimo dei tanti trattati come criminali e rispediti indietro sul primo aereo.

Io vorrei che potessimo dire al personale di frontiera che non approviamo la violenza, da qualsiasi parte venga, che non approviamo quello che Israele fa nei territori palestinesi. Non approviamo perché in questo modo non ci sarà mai sicurezza per nessuno e in special modo per gli israeliani.

Io non sono molto bravo con le parole, non riesco ad spiegarmi e sicuramente ci sarà qualcuno da una parte che mi etichetterà come “antisemita” c’è chi dall’altra parte mi reputerà troppo tenero con gli israeliani. Poco male sono abituato ad essere “in mezzo”, a tutte queste persone non dirò mai che sono anti o pro, io non sono nulla, io sono per la giustizia, la Pace e la verità.

Meglio di me parlano le parole di un amico che qualche anno fa ha subito la medesima sorte dell’amico di ieri, lui, più saggio di me, ha saputo trovare le parole per spiegare e per parlare.

Fabrizio


Lettera a qualcuno a cui hai voluto bene

Caro Israele,
dicono che scrivere una lettera sia uno dei modi migliori per affrontare una questione aperta. In particolare se brucia ancora.

Innanzitutto mi dispiace per come sia andata ieri pomeriggio, non era esattamente la conclusione dei rapporti che desideravo, l’avrei preferita diversa, vicino alla gente a cui in questi due anni ho voluto bene. Inclusi molti dei tuoi abitanti, profeti che gridano nel deserto, e a cui poco tu presti orecchio.

Mi hai ferito con le tue azioni, ma alcune cose, mi dispiace, non posso proprio concedertele. Non riguardano solo me.
Non posso concederti il diritto di farmi sentire sbagliato perché ho cercato di vivere coerentemente con ciò che intuisco come giusto.
Non posso concederti il lusso di nascondere dietro di me tutte le tue debolezze, perché sono debolezze dell’uomo e ognuno deve assumersi la sua quota. Quindi non dirmi che non ti ho detto la verità, anche se l’avessi fatto non l’avresti ascoltata, non l’avresti concepita.

Non avresti compreso un ricordo che parla d’amore, di amicizia, di coraggio e solidarietà tra le genti.
Provo pietà per come tratti i tuoi figli, per come li costringi ad andare in giro armati a violentare un’altra terra, è un futuro sporco che gli stai costruendo, un futuro senza uscita.
Non posso concederti il lusso di far sentire in colpa le persone che mi sono state vicino in questi anni, l’errore non è nostro, ma della tua malattia.
Non posso concederti il diritto di mascherare la mia espulsione con il mio stato di vittima, non lo sono, ci sono troppe cose da fare per perdere tempo a flagellarsi.
Rielaboriamo il lutto, questo si, non ci mettiamo certo un mantello sopra, perché sarebbe ipocrita dire che va tutto bene, che sono felice per come ti sei comportata.
Non sono felice, per niente, ma l’ultima soddisfazione non te la lascio.

Non sono io al centro, ma la signora anziana che hai trattato a male parole ieri, il contadino a cui hai distrutto la casa un mese fa, l’attivista a cui hai messo il bavaglio, il bambino a cui hai tolto la scuola, il giovane che hai incarcerato per averti negato la sua gioventù.

Un dolore così grande fa gridare le pietre.

L’ultima soddisfazione non te la lascio, quindi per quanto questo possa crearti imbarazzo: non ti odierò e spero di poterti rivedere presto, per riprendere lì da dove abbiamo lasciato.

Di cuore.
Alessandro

Immagine tratta da operazionecolomba.it

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