In vino veritas

In vino veritas

Forse recenti uragani e le elezioni di medio termine moderano il negazionismo di Trump a proposito del cambiamento climatico. “Non penso che sia una bufala”, avrebbe dichiarato in un’intervista alla Cbs.

Come noto il suo giudizio (?) lo aveva portato fuori dall’accordo sul clima di Parigi: “una delle cose più stupide che abbia mai sentito nella storia della politica… un accordo che azzoppa gli Stati Uniti e favorisce altri Paesi… stupido… ammazza-lavoro”. Disponiamo al riguardo di un sicuro termometro, che ci fornisce presagi inquietanti, destinati però ad essere ignorati da Donald Trump, quali che siano i risultati elettorali.

Si ricordano i suoi tweet che dimostrano l’inesistenza del cd. riscaldamento globale: “Bisogna smetterla con questa costosissima cagata del riscaldamento globale… Il nostro pianeta sta congelandosi, temperature basse record, coi nostri scienziati del riscaldamento globale intrappolati nel ghiaccio”. “Le calotte polari sono alle massime altezze di tutti i tempi, la popolazione di orsi polari più forte che mai. Dove diavolo è il riscaldamento globale?”. Sempre cinguettando, il grande Presidente e meteorologo rivela la congiura e gli interessi antiamericani che hanno dato luogo alla diceria e alla sua diffusione: “Il concetto del riscaldamento globale è stato creato dai e per i cinesi, per rendere non competitiva l’industria americana”. “Tutti gli eventi meteo vengono usati dagli impostori del riscaldamento globale per giustificare l’aumento delle tasse per salvare il nostro pianeta! Loro non ci credono (lo fanno per soldi)!”. “Si tratta solo di una nuova forma di tassa molto, molto costosa. Un sacco di gente ci sta facendo su una montagna di soldi”.

Sappiamo invece che il clima è cambiato e cambierà in peggio. E con lui il vino. È il vigneto il più sensibile termometro del cambiamento. Il vino pure ne risente. Già ora la gradazione aumentata non si accompagna a un gusto più ampio. I vigneti saliranno in altezza, spostandosi più a nord di molti chilometri. Il vino ce lo venderà l’Inghilterra, in un futuro non lontano. Qualità ottime, ma delicate, spariranno. Prospereranno vigneti capaci di sopportare precipitazioni condensate nel tempo e periodi siccitosi. Ci si adeguerà. Ma chi è rimasto affezionato ai vini della sua giovinezza (per esempio del Sud Tirolo) ricchi di profumi, sfumature, freschezza – magari accompagnati a giusti piatti – è preoccupato. Un po’ per sé, ma per quanti, pur meritevoli, non avranno accesso a vini di qualità, se non a prezzi proibitivi. Potrebbe esserci un ritorno ai vitigni autoctoni, che in migliaia di anni hanno dimostrato di saper affrontare condizioni climatiche estreme. Sono stati trascurati e abbandonati, in favore di vitigni più noti e pregiati. Un amico ha preservato un vitigno di uva “lugliatica”. Non so che vino se ne possa trarre, ma ho qualche speranza.

La cosa è invece per Trump irrilevante. Mangia male e, se possibile, beve peggio. Ghiotto di junk food – cibo spazzatura, fritti, grassi, insani e ipercalorici – accompagnato da Coca cola e simili. È lo sconforto dei cinque chef della Casa Bianca. Una illustre dietologa sostiene che l’assenza di omega-3 dalla sua dieta non fa bene al suo cervello.

(Immagine tratta da analyteguru.com)

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