• 25 Maggio 2022 12:41

La Contea del grande cambiamento

DiDaniele Lugli

Giu 17, 2018

Nella Contea era in corso il grande cambiamento. Il primo atto fu di porre termine alla guerra fiscale. Le vittime erano molte e sempre le stesse. I più facoltosi inviavano fiumi di denaro in luoghi sicuri. Quelli che non riuscivano li davano a esperti in evasione. Giungevano talora a spendere più di quanto sarebbero costate le tasse. Ma quando la questione è di principio non si bada a spese. C’erano pure gli obiettori totali: i no tax. La pace fiscale fu apprezzata. I ricchi si fecero più ricchi, i poveri più poveri. A questi la promessa che lo sperpero dei ricchi avrebbe arricchito anche loro. C’era una leggenda al riguardo detta dello sgocciolamento. Ci teneva il Viscontone, forte del Vangelo sul quale aveva giurato. “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”, ringhiava sommessamente. Il Viscontino ripeteva ilare “Flat tax non è condono, infatti si chiama diversa”. “È nel Contratto e per ciò stesso è costituzionale, piatta e progressiva, perché porta il progresso” dottorava l’addottorato Conte. “Chi ha dato ha dato ha dato. Chi ha avuto ha avuto, ha avuto”, balbettava il Viscontino.

Una mattina il giovane Visconte si svegliò dubitoso. “Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare? È una semplice domanda!” “Quale comprensibile, popolare indirizzo diamo al grande cambiamento?”, riformulava il Conte premuroso.

A cominciare dagli zingari non si sbaglia mai”, ringhiava affettuoso l’aggrottato Visconte. “Ma nonnina non vuole” obiettò il Viscontino. “Vediamo, vediamo – rifletteva il Conte – nel contratto non c’è nulla sulla questione ebraica, ma sui Rom, che stanno negli appositi, abolendi campi, sì”. “Se qualche altro fa osservazione diciamo che è una sperimentazione su un campione preso dai campi, e da dove se no, contro la dispersione scolastica e per la responsabilità genitoriale”, ringhiava sghignazzando il Visconte.

È in arrivò un bastimento carico di…?”, interrogò il piccolo Visconte. “Di negri – completava con ringhio crescente il Visconte. Ne abbiamo già. Adesso li mando via”. “Nel Contratto c’è un capitolo apposito. Nel Contratto c’è tutto” assicurava, garrulo, il Conte. “Ghe pensi mi. È finita la pacchia. Quelli a fingersi profughi, codesti a fingere di salvarli, questi a far finta di integrarli. Vi smaschero tutti. A cominciare dal nanetto che si finge un bimbo di sette mesi”, ringhiava felice il Visconte che aveva ripassato la grammatica. L’altro gridò forte al cielo “Onestà, onestà!”.

Felici passavano i giorni nella Contea del grande cambiamento.

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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