La risposta – una volta e ora – è la stessa: il lavoro

La risposta – una volta e ora – è la stessa: il lavoro

Il lavoro – non la proprietà – fonda la nostra Repubblica di lavoratori, partecipi dell’organizzazione politica, economica e sociale.

Dunque è promosso – come diritto e dovere di tutti – e tutelato in ogni forma, nell’emigrazione e nell’immigrazione, perché assicuri una retribuzione adeguata e dignitosa. Ci sono misure particolari, che non toccano la parità, per donne e molto giovani. Vi è cura per chi è – o è divenuto – inabile al lavoro.

Il sindacato può stipulare contratti collettivi obbligatori. Le comunità di lavoratori possono gestire imprese, a loro affidate, relative a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio con carattere di preminente interesse generale. In ogni caso i lavoratori collaborano alla gestione delle aziende.

È previsto il mantenimento del posto quando il lavoratore è chiamato ad assolvere obblighi di interesse generale. Le Regioni concorrono con l’Unione Europea e lo Stato centrale nel garantire il diritto al lavoro e non possono limitarne l’esercizio, in qualunque parte del territorio nazionale.

È scritto bene nella nostra Costituzione: Principi fondamentali – articoli 1, 3, 4 – Rapporti economici – articoli 35. 36, 37, 38, 39, 43, 46 – Rapporti politici – articoli 51 e 52 – Le Regioni, le Province, i Comuni – articoli 117 e 120.

Il lavoro non sembra essere cura principale delle forze politiche che si propongono alla guida del nostro Paese e dell’Europa. È invece sommamente necessario alla costruzione di comunità coese ed aperte, promotrici di eguaglianza e giustizia sociale, capaci di affrontare e modificare i meccanismi che determinano abissali diseguaglianze e somme ingiustizie.

Il Forum Disuguaglianze Diversità  ha prodotto un Rapporto che si conclude in 15 proposte, concentrate proprio sui meccanismi di formazione/distribuzione della ricchezza. Vengono in rilievo il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa. Il lavoro è tema presente in ogni proposta, ma lo è particolarmente dal n. 11 al n. 14: 11 Reclutamento, cura e discrezionalità del personale delle Pubbliche Amministrazioni, 12 Minimi contrattuali, minimi legali e contrasto delle irregolarità, 13. I Consigli del lavoro e di cittadinanza nell’impresa, 14. Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout.

Le previsioni costituzionali trovano interessanti applicazioni, a partire proprio da Reclutamento, cura e discrezionalità del personale delle Pubbliche Amministrazioni. Il compito di questi lavoratori è decisivo nelle strategie di giustizia sociale previste dal Rapporto. Se “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi” c’è chi vi è particolarmente tenuto. “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”, sia che vengano individuati come risultato di elezione o scelta professionale. Così recita l’art. 54, rafforzato dal successivo art. 98 della Costituzione: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. E “nazione”, mi ha insegnato Danilo Dolci, è ciò che nasce, seguendo l’indicazione costituzionale, aggiungo io.

Minimi contrattuali, minimi legali e contrasto delle irregolarità L’aumento dei minimi salariali e l’efficacia per tutti dei contratti collettivi firmati dai Sindacati persegue l’obiettivo costituzionale di una retribuzione adeguata e dignitosa, con l’introduzione pure di un salario minimo legale. Un controllo efficace sulla applicazione sappiamo quanto sia necessario nel nostro Paese dove è rilevante l’occupazione irregolare quando non criminale.

I Consigli del lavoro e di cittadinanza nell’impresa propongono la partecipazione dei lavoratori – dipendenti e no – dell’impresa alle scelte strategiche: localizzazione, condizioni e organizzazione del lavoro, impatto ambientale, innovazioni tecnologiche… sono temi ben presenti nella previsione costituzionale, ripresa assieme dalle più avanzate sperimentazioni del rapporto “comunità/impresa”, in Italia legate al nome di Adriano Olivetti.

Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout, è pure scritto. Workers Buyout (WBO) indica l’acquisto dell’impresa in crisi da parte dei lavoratori, da preparare all’assunzione del nuovo ruolo e agevolare fiscalmente nel loro investimento. L’opzione WBO, al primo manifestarsi dei segni di crisi, è positiva alternativa al fallimento se sostenuta e attuata celermente. Non in inglese, ma in buon italiano questo indirizzo è già nella nostra Costituzione, che ha uno sguardo lungo.

Il lavoro è profondamente cambiato e ancora cambierà. Non ha perso però di centralità. Sono proposte che hanno qualche possibilità solo se promosse seriamente da chi lavora e da chi vuole lavorare, da ragazze e ragazzi, da donne e uomini con azioni che portano il lavoro dove è evidentemente necessario per la comunità – non c’è bisogno di esempi – per richiederne assieme retribuzione e regolarizzazione. Ci furono nel dopoguerra scioperi alla rovescia e occupazione delle terre. Nelle mutate condizioni ne va ripreso il senso e lo spirito.

Il lavoro è il più potente fattore di integrazione, anche per chi viene da altri paesi, antidoto a razzismi e conflitti intergenerazionali. I giovani ne darebbero già l’esempio non con l’insulsa riproposizione della leva – con un impegnato e rafforzato servizio civile, che meriti l’aggettivo “universale”, che gli è stato attribuito. Esercito del lavoro lo chiamava Ernesto Rossi: due anni di impegno produttivo e formativo per ragazze e ragazzi, essenziale per abolire la miseria e formare i cittadini lavoratori, che dovremmo e potremmo– spero vorremmo – essere. Meglio se ciò si compisse su scala europea (recuperando pure i Corpi di pace di Alex Langer) e, intanto, un Erasmus esteso ad apprendisti e giovani lavoratori.

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