Microbiografie 29 / – Teresa

Microbiografie 29 / – Teresa

Il “Cantico dei Cantici” – secondo molti il più bel libro della Bibbia – è un libro sul desiderio. Narra di due amanti che si rincorrono in una città notturna e che si cercano, si sognano, si trovano e si perdono per poi ancora ritrovarsi.

Per questo libro vale la definizione – coniata da san Gregorio Magno – di “Officina Desideriorum”, cioè di quel laboratorio tutto interiore dove il desiderio – arte che ci fa umani – viene affinato e perfezionato per tutta la vita.

Ammetto che quella sera, durante le vacanze di Natale, andando a far benzina alle dieci di sera (non si capirà mai abbastanza quanto sono importanti i distributori notturni per noi con seri problemi di memoria!) non pensavo nemmeno lontanamente al Cantico dei Cantici.

Sono arrivato, e stavo cercando le banconote giuste per fare il pieno, quando mi si è avvicinata una ragazza con un gran sorriso e mi ha detto: “Ciao, Sexy! Non ti faccio mica paura, vero?”.
Appurato che le cose mi fanno paura sono altre, mi ha preso una mano e me l’ha baciata, poi ha ripreso: “Dai, vieni che ci divertiamo un po’…”.

No, guarda, non voglio niente”, le ho detto, già sentendomi piuttosto maldestro.
Maldestrezza che sentivo aumentare mentre lei mi chiedeva: “Perché, non ti piaccio?” e io non sapevo risponderle altro che: “Non è che non mi piaci, è che mi dispiace vederti così”.
“Così come?” ha chiesto lei, mettendomi una mano addosso e descrivendo con ricchezza di dettagli cosa sarebbe stata disposta a farmi.

Mi sono irrigidito: “Ti ho detto che non mi interessa!”.
Con una risata che voleva essere di sufficienza, lei mi ha chiesto di nuovo: “E perché?”
“Te l’ho detto. Mi dispiace vederti così…”.
Mi ha dato le spalle e, nel farlo, ha sibilato a denti stretti: “E allora dammi i soldi senza fare niente!”, poi mi ha piantato lì ed è scomparsa nel lato buio del distributore.

Mi è servito più di un attimo per uscire dal senso di disagio. Ho fatto il pieno e mi sono avviato verso casa.

Guidando, mi venivano alla mente le poche cose che so sulla prostituzione.
Sulla schiavitù di cui queste ragazze sono vittime e sulla violenza fisica e psichica che le mantiene in quello stato. Come mi capita spesso, mi sentivo impotente e arrabbiato.

Ma sopra ogni altra cosa mi chiedevo: ma davvero ci sono uomini che provano desiderio sessuale solo perché una povera schiava è stata addestrata a mettere loro una mano in mezzo alle gambe?
Io non ci arrivo – non ce la faccio – a credere che il desiderio possa nascere da un gesto così.

Mi aveva detto di chiamarsi Teresa.
Buonanotte, Teresa. Perdona tutti quegli uomini che hanno dimenticato dov’è la loro “Officina Desideriorum”.

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