Microbiografie / 27 – Luigino e Valentina

Microbiografie / 27 – Luigino e Valentina

Luigino e Valentina, oltre a questi bei nomi gozzaniani, hanno avuto ben poco dalla vita: lavoro, lavoro, lavoro e la concezione che ogni cosa, anche la più quotidiana – avere una casa, mangiare – debba essere pagata con tanta fatica.

Sono quelle persone che si va a salutare una volta l’anno, per le feste magari.

Ora hanno entrambi più di novant’anni, e quando li si va a trovare ti accolgono molto volentieri, anche se l’età li ha resi praticamente afasici.
Salutano, chiedono come va, cosa fanno i figli. Ma poi si chiudono nel silenzio e, se parli, ti ascoltano, altrimenti non hanno urgenza di dire nulla.

Questo, inevitabilmente, crea momenti di silenzio.
Momenti in cui il televisore – sempre acceso sul più stupido e commerciale dei canali – dà un fastidio orrendo.

Immagino lo schermo acceso su quel canale dalla mattina alla sera, e il torrente di cattiva televisione che ne esce: morbosi delitti familiari, sequenze infinite di appartamenti violati da ladri dall’Europa dell’est, fantasmi di “invasioni” evocate per borseggiare un voto in più, nemici additati ovunque.

E Valentina e Luigino, nel loro silenzio, esposti a tutto ciò.

Valentina e Luigino, messi assieme, hanno totalizzato tre anni e mezzo di scuola.
La somma non arriva al quattro perché lei, a metà della seconda elementare, è dovuta rimanere a casa per preparare da mangiare agli uomini che andavano a lavorare.
Lui, più fortunato, ha avuto modo di terminare l’anno.

Come andrebbero le cose – mi chiedo – se avessero potuto studiare e una profonda cultura accompagnasse la loro vecchiaia?
Forse i loro silenzi sarebbero attraversati dalle fantasie colorate di Yeats, dai racconti della città di Macondo, dalle malizie gentili del Decamerone, dalle osservazioni sulla forma della nuvole di Goethe.
Forse in casa loro si ascolterebbe un po’ di musica o si guarderebbe qualche grande film.

Discorsi oziosi.
Me ne rendo conto.

(Immagine tratta da “A Tavola” di Daniela Bazzani)

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